Articolo a cura di Metella Orazi.
Con Il dio dei boschi, pubblicato come i precedenti romanzi della scrittrice e musicista americana da NN edizioni, Liz Moore ci trasporta in un mondo fatto di natura incontaminata e intrighi familiari.
Il dio dei boschi
I Van Laar fanno parte di una ricca e antica famiglia di banchieri, che per mostrarsi al mondo come benefattori e mantenere il prestigio che la loro casata ha costruito nel tempo, ha fondato un campo estivo per ragazzi, Camp Emerson, tra i monti Andirondack, nello stato di New York.
Il loro interesse per l’ambiente era sincero ma era anche una scelta avveduta, perché avrebbe migliorato la loro reputazione nella zona. Le amicizie che si erano coltivati nel tempo con persone con ottimi agganci erano altrettanto avvedute. Accorte. I Van Laar erano molto attenti a selezionare chiunque entrasse nelle loro vite e irremovibili con coloro che decidevano di tagliare fuori.
È il 1975 quando la tredicenne Barbara Van Laar viene mandata a Camp Emerson, il centro estivo dove si insegna l’arte della sopravvivenza nei boschi. La ragazzina presenta tratti problematici e i genitori – la madre Alice soprattutto – sperano che l’estate insieme ai suoi coetanei, in mezzo alla natura, le possa portare giovamento.
In lei c’era qualcosa di violento, qualcosa di intrinsecamente aggressivo che Alice aveva notato sin da quand’era nata. A parte i capricci che aveva fatto da bambina, la Barbara adolescente sembrava sempre corrucciata, sempre pronta a sferrare un pugno brutale al minimo equivoco.
Barbara però non lega quasi con nessuno, solo con Tracy ha un rapporto di amicizia e neppure la ragazzina sa come mai una sera non faccia ritorno alla camerata. Al mattino viene dato l’allarme e Barbara è dichiarata scomparsa, proprio come suo fratello Bear, che dieci anni prima era sparito dal campo e non era più stato trovato.
La notizia fa scalpore e i Van Laar temono per la pubblicità negativa che un nuovo episodio del genere può portare alla famiglia.
Judyta Luptack viene messa sul caso e comincia da subito a comprendere che quelli che hanno avuto a che fare con la sparizione di Bear anni prima, che sono gli stessi a partecipare alle ricerche di Barbara, nascondono qualcosa.
È un po’ che ha sete. Adesso le sta venendo anche fame. Basta questo a convincerla che forse è passato troppo tempo. E sta anche calando la luce? Impossibile, pensa. È partita che era mattina presto. Ma nei boschi il tempo sembra scorrere in maniera strana. È entrata in una realtà diversa da quella che conosce.
Il bosco degli Andirondack è un protagonista silenzioso e crea un’atmosfera che rimane attaccata, difficile da dimenticare anche una volta capito quali siano le sorti degli “umani” che lo popolano.
Moore sviluppa la storia attraverso dei filoni temporali che seguono in alternanza diversi punti di vista, variando i personaggi coinvolti nella vicenda. Questo cambio di prospettiva a ogni capitolo crea una sorta di ginepraio in cui i lettori si trovano a districarsi per capire le dinamiche familiari dei Van Laar e ogni personaggio messo in luce dalla maestria dell’autrice apporta un nuovo mistero da svelare.
Seppure possa inizialmente sembrare una lettura intricata, in realtà l’innegabile maestria dell’autrice interviene a rendere tutto chiaro e sensato.
Il dio dei boschi è un romanzo ricco di colpi di scena, con il caratteristico ritmo trascinante del giallo da risolvere, ma è anche, soprattutto, una mirabile e profonda indagine sulla perdita e su come le persone in maniera diversa l’una dall’altra gestiscano il dolore, nonché un’attenta osservazione del fragile rapporto dell’uomo con l’indomabile natura.

un libro per chi: “[…]mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita” ma non si perde d’animo e vuole godesi il viaggio
autrice: Liz Moore
titolo: Il dio dei boschi
traduzione: Ada Arduini
editore: NN Editore
pagg. 540
€ 22